Focus risparmio energetico

L’impatto della pandemia riguarda anche le FER

La IEA mette in luce le difficoltà di approvvigionamento dei minerali necessari per la produzione di impianti di produzione di energia da FER

La crisi socio-economica causata dalla pandemia globale da Corona virus ha avuto un impatto visibile sul prezzo del petrolio, che è crollato in modo consistente, al punto da costringere Russia e Arabia Saudita a stringere un accordo su tagli alla produzione. Questa situazione potrebbe sembrare particolarmente favorevole per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, che però stanno soffrendo in ugual misura per il blocco economico di numerosissimi Stati al mondo, questo perché, più che non per gli impianti da fonte minerale, gli impianti FER necessitano di numerosissimi componenti di origine fossile per essere prodotti. Componenti che, ad oggi, non sono né estratti né lavorati.
 
Risulta quindi evidente come anche il settore delle rinnovabili stia iniziando a subire gli effetti della pandemia. La IEA, International Energy Agency, ha messo in luce questo aspetto meno considerato delle rinnovabili, che dovrebbero certamente diventare lo zoccolo duro della ripartenza post-Covid19, ma che devono a loro volta fare i conti con le difficoltà di approvvigionamento.
 
La tematica dell’approvvigionamento delle materie prime fossili utilizzate negli impianti FER, in particolare in relazione alla transizione verso un’economia green, è ancora troppo poco studiata. Eppure litio, cobalto e nickel sono elementi fondamentali delle batterie di accumulo di ultima generazione, così come il rame è il metallo più apprezzato per la propria capacità conduttiva. Ma anche elementi più rari, come il neodimio, sono ampiamente apprezzati (specialmente per la produzione di magneti) nell’industria dedicata ai veicoli elettrici e delle turbine eoliche.
 
I siti estrattivi di questi minerali si trovano in una manciata di Paesi, per la maggior parte in Sud America e Africa, dove le attività sono state fermate per rispondere all’esigenza sanitaria. Inevitabilmente il costo di questi prodotti è calato in modo importante, per via del crollo esponenziale della domanda mondiale, ma questo mette in luce un problema nuovo – non possiamo dare per scontato gli approvvigionamenti di questi materiali.
 
Specialmente oggi, quando pensiamo di poter far evolvere l’economia globale lungo una direttrice di sostenibilità, dobbiamo essere coscienti di quante materie prime fossili siano contenute negli impianti per la produzione di energia da rinnovabili e nelle alternative elettriche alla mobilità.
 
IEA ricorda ad esempio che la produzione di un’auto elettrica richiede cinque volte la quantità di prodotti minerali richiesti rispetto a un’auto convenzionale, mentre la realizzazione di un impianto eolico necessita otto volte il quantitativo di prodotti fossili rispetto ad un impianto a gas della stessa capacità.

Si comprende con facilità che la richiesta di questo genere di prodotti negli ultimi anni sia cresciuta notevolmente, al punto che alcuni Stati, talvolta unici produttori di queste materie prime, hanno imposto restrizioni alle esportazioni e tassazioni molto ingenti. In alcuni casi estremi i produttori di impianti FER temono addirittura l’instabilità politica dei governi degli Stati produttori.

Si è finalmente preso coscienza del fatto che, non solo le materie prime fossili più tradizionali (gas, petrolio etc), risentono degli effetti geopolitici contingenti, ma questo riguarda anche le materie prime necessarie per lo sviluppo delle tecnologie associate con le rinnovabili.
 
I produttori che utilizzano questi minerali dovranno quindi tener conto della futura evoluzione dei prezzi, della domanda, dell’offerta e delle reazioni degli Stati produttori alla conclusione della crisi dovuta alla pandemia. IEA nel suo sito presenta una serie di sfide che dovranno essere affrontate a breve per alcuni dei minerali più sfruttati nell’industria dell’energia, cioè cobalto, nickel, rame e metalli rari; proponendo delle soluzioni direttamente ad aziende e Governi, tutte finalizzate a garantire sicurezza nelle forniture.
 
Si tratta certamente di un argomento poco analizzato, motivo per cui la IEA si impegna in prima persona ad approfondirlo nei prossimi World Energy Outlook, sempre più focalizzati sull’utilizzo delle energie rinnovabili, ma coscienti di come l’attuale crisi sanitaria ed economica ha cambiato la prospettiva delle economie di tutto il pianeta.
 
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