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Edilizia sostenibile e ristrutturazione degli edifici esistenti: ecco come ridurre le emissioni di gas serra dell’Europa

In Europa il 25% delle emissioni di gas serra proviene dagli edifici e gli scienziati dell’EASAC propongono cambiamenti fondamentali nella politica dell’edilizia

I cittadini europei trascorrono la maggior parte del loro tempo all’interno degli edifici, ed è per questo che la qualità dell’ambiente interno ha un grande effetto nella salute degli occupanti, nello svolgimento del loro lavoro e nelle altre attività che compiono. Per avere un ottimale clima indoor è imprescindibile l’utilizzo di energia per far funzionare i sistemi di riscaldamento, raffrescamento e ventilazione.

Oggi in tutta Europa molta di questa energia è fornita dalle fonti fossili: il 25% delle emissioni totali di gas serra del vecchio continente proviene infatti dagli edifici, e per arrivare agli obiettivi stabiliti dagli Accordi di Parigi tutti i 250 milioni di edifici esistenti all’interno dell’Unione Europea dovrebbero diventare ad emissioni quasi zero, al pari di quelli di nuova costruzione.

È questa la situazione presentata dal nuovo rapporto EASAC, il Consiglio europeo composto dalle Accademie scientifiche nazionali degli Stati membri fondato ormai vent’anni fa alla Royal Swedish Academy of Sciences.

Come sostiene William Gillet, il Direttore del programma energetico dell’EASAC, negli ultimi anni ci si è concentrati molto sulla creazione di nuovi edifici estremamente efficienti dal punto di vista energetico, puntando soprattutto alla riduzione dei bisogni di riscaldamento e condizionamento e nella produzione di energia rinnovabile in loco. Ma non è abbastanza: nel calcolo dell’impatto energetico dei nuovi edifici occorre tenere conto non solo delle emissioni prodotte dagli immobili realizzati, ma anche di quelle che provengono dai metodi di costruzione e dalla catena di approvvigionamento dei materiali per l’edilizia.
 

L'edilizia deve diventare circolare e sostenibile


Fino ad ora le politiche europee si sono incentrate sul concetto di "edifici a energia quasi zero" con l'obiettivo di ridurre il consumo di energia da essi utilizzata per fornire comfort agli occupanti. Ma questo secondo l’EASAC è un concetto da superare“L'indicatore da utilizzare ora per valutare l'impatto climatico di un nuovo edificio o di una ristrutturazione dovrebbe essere l'emissione cumulativa di gas serra, comprese le emissioni intrinseche prodotte dalle opere edili e le emissioni di esercizio prodotte dal costruzione negli anni successivi a tali lavori” continua Gillet.

Il rapporto pubblicato evidenzia infatti la necessità di adottare a livello europeo un sistema circolare anche nel settore dell’edilizia, in modo da poter riciclare e recuperare almeno parte dei materiali da costruzione, e sostiene che i componenti degli edifici dovrebbero essere progettati per essere facilmente smontati e riutilizzati alla fine del loro ciclo di vita.

 

Ristrutturare il patrimonio edilizio esistente: la strategia EASAC


Secondo l’EASAC un punto centrale e strategico per ridurre le emissioni di gas serra e per raggiungere gli obiettivi climatici europei è la ristrutturazione degli edifici esistenti, piuttosto che continuare con la costruzione di nuovi, in quanto grazie ai recenti sviluppi tecnici e tecnologici del settore dell'edilizia ristrutturare è diventato molto semplice e conveniente.

Si tratta però di una grande sfida, come spiega il professor Brian Norton, co-presidente del gruppo di lavoro dell'EASAC. “Si stima che il 75% degli edifici in cui vivono gli europei abbia un rendimento energetico scadente. Ristrutturarli richiederebbe 146 milioni di ristrutturazioni in soli 30 anni. Gli attuali sforzi degli Stati membri non sono sufficienti. Raggiungere la neutralità climatica implica la necessità di rinnovare più di 90.000 case a settimana in tutta l'UE".

Gli autori evidenziano però che in questa sfida enorme hanno un peso importante non solo i decisori politici dell’Unione Europea, ma anche le città, con i consigli comunali, gli urbanisti e gli appalti, giocano un ruolo fondamentale per stimolare la realizzazione di edifici e quartieri ad emissioni quasi zero.

A conclusione del rapporto, EASAC ha redatto una lista di messaggi per i responsabili politici che possono contribuire a rendere più sostenibile l’intero settore dell’edilizia:

 
  1. Eliminare gradualmente i combustibili fossili entro il 2030, aumentare le forniture di elettricità decarbonizzata e accelerare la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica;
     

  2. Utilizzare sovvenzioni e incentivi per i finanziamenti privati per le ristrutturazioni energetiche degli edifici;
     

  3. Regolare i livelli di emissioni di gas serra incorporate in materiali e componenti da costruzione e promuoverne la circolarità;
     

  4. Rifocalizzare i regolamenti edilizi, gli schemi di certificazione e gli incentivi;
     

  5. Promuovere la salute e il benessere migliorando la qualità dell’aria e riducendo le emissioni di gas serra;
     

  6. Sostenere le autorità pubbliche e le città nella decarbonizzazione degli edifici;
     

  7. Espandere e modernizzare il settore edile per renderlo circolare;
     

  8. Migliorare l'accesso per i proprietari di edifici e i professionisti ai dati certificati sulle emissioni di gas serra in ambito edilizio;
     

  9. Aggiornare la legislazione europea utilizzando un approccio integrato per dismettere i combustibili fossili, aumentare le energie rinnovabili e ridurre le emissioni di gas serra dagli edifici.

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