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Le rinnovabili facilitano l’accesso all’acqua potabile: i vantaggi del solare

La decarbonizzazione del sistema energetico permetterà di fornire acqua potabile a un costo vicino a 1 € al metro cubo nel 2050

L’acqua potabile tutt’oggi non è facilmente accessibile per oltre 884 milioni di persone e questo perché il processo di trasporto e desalinizzazione è costoso, ma la situazione potrebbe cambiare  grazie all’utilizzo delle rinnovabili, che iniziano a dimostrare di poter portare grandi vantaggi anche nelle regioni più povere del mondo.
 
Per fortuna le stime sembrano rivelare un’evoluzione positiva per i prossimi decenni. Grazie ad una decarbonizzazione complessiva del sistema energetico, attraverso l’utilizzo di impianti solari, sistemi di accumulo ed altre fonti di energia rinnovabile, il costo medio livellato dell’acqua potabile prodotta da impianti di desalinizzazione potrebbe scendere notevolmente entro il 2050, passando da 2,40 €/m3 registrati nel 2015 a un costo ipotetico di 1,05 €/m3.
 
Queste sono le stime prodotte da un gruppo di ricercatori della Finlandese Laooeenranta University of Technology (LUT) e pubblicate in uno studio intitolato Strengthening the global water supply through a decarbonized global desalination sector and improved irrigation systems e pubblicato sul sito ScienceDirect.
 
Secondo i risultati delle analisi il costo dell’acqua desalinizzata potrà scendere sotto 1€ al metro quadro in alcune regioni specifiche (come Cina, India, Australia e Stati Uniti) ma entro il 2050 la spesa per questo bene prezioso dovrebbe scendere in tutto il mondo, con un costo che varierà da un minimo di 0,32 €/m3 e 1,66 €/m3.
 
Gli stessi autori dello studio hanno inoltre evidenziato che la decarbonizzazione complessiva del sistema energetico dovrebbe veder scendere il costo livellato dell’energia (LCOE) dai 180 € per MWH del 2015 a 50 € al MWh nel 2050. In questo calo importante dei costi avranno un ruolo fondamentale il solare ed i sistemi di accumulo, tecnologie senza le quali sarebbe impossibile raggiungere questi livelli di LCOE.
 
Primi esempi di questa transizione si possono già evidenziare, talvolta nati dall’attività benefica di associazioni che operano nelle aree più povere del mondo. È questo il caso di GivePower, una Fondazione benefica a cui partecipano ingegneri, sviluppatori e professionisti dell’energia rinnovabile, che si impegnano quotidianamente per riuscire a portare l’energia solare e i suoi vantaggi alle popolazioni più svantaggiate.

Tra i successi più importanti raggiunti dalla Fondazione c’è l’installazione di un impianto di dissalazione a energia solare in Kenya, a Kiunga, un villaggio abitato da circa 3500 persone, localizzato lungo la costa che dà sull’Oceano Indiano, a pochi chilometri dal confine con la Somalia.
Si tratta di un territorio che soffre moltissimo della siccità nei periodi successivi al passaggio dei monsoni, al punto che gli abitanti devono viaggiare per 1 ora per andare a raccogliere acqua dall’unica fonte disponibile nelle vicinanze, che tra l’altro offre acqua sporca e salmastra, nella quale sono molto probabilmente presenti parassiti e altri contaminanti potenzialmente molto pericolosi per chi la beve.
 
Considerate queste condizioni di partenza, Kiunga si  è rivelata l’area ideale in cui installare la Solar Water Farm di GivePower, un impianto a energia solare che produce ogni giorno acqua potabile sufficiente per 35.000 persone, il tutto senza danni all’ambiente e con un’efficienza maggiore di impianti a fonti tradizionali.
 
Così i vantaggi dell’energia elettrica da fonte solare vengono sfruttati per fornire acqua potabile, un bene di prima necessità che per alcune popolazioni al mondo è ancora tutt’altro che scontato.
 
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