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Riduzione delle emissioni: servono molti più investimenti, ma il potenziale è altissimo

Nel 2019 investiti circa 124 miliardi per la riduzione delle emissioni, ma non basta, le cifre devono essere duplicate

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Nel 2019, 882 imprese europee responsabili della produzione di oltre 3,2 gigatonnellate di CO2 equivalenti hanno messo in atto investimenti pari a circa 124 miliardi di € per la riduzione delle emissioni prodotte. Sono soprattutto le aziende dei settori maggiormente responsabili di emissioni ad aver agito in questo senso: a partire dal settore dei trasporti (col il 50% degli investimenti), seguito dal settore dell’energia.
 
I finanziamenti in questi settori sono stati indirizzati prioritariamente allo sviluppo delle utilities per l’elettrificazione del sistema. 45 miliardi di € sono stati spesi in progetti per le rinnovabili, le infrastrutture necessarie e per lo sviluppo delle tecnologie utili ad una gestione più corretta della rimodulazione della domanda.
 
I dati raccolti da CDP, l’organizzazione no profit europea che analizza il sistema per facilitare la gestione dell’impatto ambientale di aziende, imprese, città, regioni e stati, dimostrano che ben il 70% degli investimenti per la riduzione delle emissioni di carbonio nell’ultimo anno sono arrivati proprio dal settore energetico e da quello della mobilità.
 
Il settore dei materiali ha registrato solo un 5% degli investimenti per la riduzione delle emissioni; poco, se si tiene conto del fatto che questo comparto produce circa il 38% delle emissioni dirette ed indirette. Ci si riferisce nello specifico alle aziende che operano nell’industria del cemento, dei metalli, dell’acciaio, quella mineraria e quella dei metalli, che dovrebbero sviluppare delle tecnologie davvero innovative per poter stare al passo con le ambizioni europee in fatto di sostenibilità ambientale. Ma, ad oggi, gli investimenti messi in campo in questo senso sono stati troppo scarsi.
 

Cosa fare quindi per ridurre sensibilmente le emissioni di CO2?

 
Il report CDP, analizzando poi lo status attuale delle emissioni dei settori più inquinanti, ha evidenziato che per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica al 2050 sarà necessario investire cifre più che doppie rispetto ai 59 miliardi di € del 2019, impegnando circa 122 miliardi di € l’anno.
 
Le aziende che nell’ultimo periodo hanno investito in attività per la riduzione delle emissioni si aspettano che, nel periodo di attività di queste iniziative, potranno essere risparmiati cumulativamente più di 2,4 GtCO2eq, cioè più delle emissioni annuali combinate di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito. Non solo, è stato calcolato che si potrà assistere a un profitto di circa 17 € per tonnellata di CO2eq risparmiata, confermando la possibilità per le aziende di ottenere dei risparmi economici dall’investimento iniziale.
Le aziende hanno inoltre identificato delle possibilità di profitto per circa 1,22 trilioni di € da merci e servizi prodotti con processi a basse emissioni di carbonio – facendo ottenere un vantaggio economico di sei volte superiore agli investimenti necessari per ottenerlo.
 

Fondamentale la collaborazione pubblico-privata

 
Per poter realizzare questi scenari positivi è importante che la politica agisca in modo mirato e ponderato. Le politiche nazionali e sovranazionali devono favorire lo sviluppo delle tecnologie ancora immature per la bassa produzione di carbonio, aiutando le aziende a superare i rischi economici derivanti dai nuovi investimenti e sostenendone economicamente le attività, valutando finanziamenti di lungo periodo in particolare per quelle tecnologie che si dimostrino realmente innovative.
I finanziamenti pubblici – sostiene il CDP - dovrebbero fare il passo ulteriore sollevando le imprese private dal rischio economico connesso agli investimenti, supportando in prima persona lo sviluppo delle nuove infrastrutture.
 
Naturalmente, le azioni importanti nel settore pubblico dovranno essere da stimolo per quello privato, nel quale dovranno essere prese le decisioni concrete in merito ad investimenti per progetti innovativi. Esse dovranno essere in linea con i target europei al 2050 per la riduzione delle emissioni e dovranno diventare sempre più parte integrante dei più complessi piani di finanziamento aziendali e quadri di sviluppo Corporate. 
 
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