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Niente più moduli ingombranti, e se il fotovoltaico del futuro fosse in formato spray?

Perovskiti liquide e stabili, prodotte grazie all’intelligenza artificiale, potrebbero permettere di realizzare delle celle solari spray

Dalla University of Central Florida, sede di una ricerca ambiziosa nel campo delle rinnovabili, arriva la notizia di un nuovo interessante traguardo raggiunto: sembra essere stato individuato un metodo che potrebbe permettere di arrivare a produrre delle celle solari spray da “dipingere” su ponti, case e grattacieli.
 
Il modo per realizzare quest’idea futuristica passa attraverso l’intelligenza artificiale, che sarebbe in grado di ottimizzare le perovskiti organiche-inorganiche a base di alogenuro. Le perovskiti sono infatti materiali che lasciano ampio spazio alla flessibilità perché possono essere lavorati sia allo stato solido che allo stato liquido.

Fino ad oggi il settore del fotovoltaico si è affidato al silicone come materiale basilare per la realizzazione dei prodotti per la produzione di energia elettrica dalla luce solare. Questo perché il silicone è un prodotto efficiente, ma vecchio e pieno di limitazioni.
D’altro canto anche le perovskiti hanno ancora un grande limite: sono difficili da stabilizzare.
Sono numerosi i gruppi di ricerca che, in questi anni, si stanno adoperando per trovare un sistema che permetta di rendere le perovskiti flessibili, stabili, efficienti ed economiche. Proprio a questo scopo, ora, in Florida si è pensato di ricorrere all’intelligenza artificiale (AI).
 
Il team di studiosi della University of Central Florida hanno analizzato più di 2000 pubblicazioni e raccolto 300 data points individuati da studi sulle perovskiti, sottoponendoli quindi all’analisi del sistema ad intelligenza artificiale che hanno creato. Il ‘sistema’ ha poi analizzato quest’ampia mole di dati ed ha comunicato quale sarebbe la composizione ideale per l’utilizzo delle perovskiti.
 
“I nostri risultati dimostrano che gli strumenti ad intelligenza artificiale possono essere utilizzati per individuare la composizione ideale dei materiali a perovskite e per analizzare la fisica che sta alla base della produzione di PSCs ad alta efficienza ha spiegato Jayan Thomas, autore capo di questo studio e Professore associato del Nanoscience Technology Center. “Questa scoperta può fungere da guida alla progettazione di nuovi materiali, così come è stato evidenziato dalla nostra dimostrazione sperimentale”.
 
Se questo modello dovesse confermare i suoi pregi, i ricercatori potrebbero riuscire ad identificare con facilità la formula ideale per la realizzazione di prodotti efficienti a perovskite, stabilendo così uno standard internazionale. Con buona dose di positività, dicono, potremmo riuscire a vedere realizzare il fotovoltaico spray nel giro di poche decine di anni.
 
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