Focus Incentivi

16.01.2015
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Nel 2014 rinnovabili al 40% in Italia, ma il 2015 porrà nuove sfide

Il Fotovoltaico registra nel 2014 un + 10%, nonostante la fine degli incentivi e il calo di domanda complessivo, ma nel 2015 le rinnovabili dovranno confrontarsi con il calo del prezzo del petrolio e con la crisi che persiste in Italia.
TERNA, il primo operatore italiano per le reti elettriche, ha diffuso nei giorni scorsi i dati relativi alla produzione e al consumo di energia elettrica nel 2014, rivelando che le fonti rinnovabili coprono ormai quasi il 40% dei consumi nazionali, seguendo un andamento crescente che non sembra arrestarsi, nonostante il progressivo calo degli incentivi.

Nel dettaglio, le fonti rinnovabili presentano tutte un trend positivo, mentre il termoelettrico è in leggera flessione (-9,7%): il 2014 ha registrato quindi un +9,8% per il fotovoltaico (tra tutte le rinnovabili quella che è cresciuta di più), un +7,4% per l’idroelettrico, + 4,2% per la geotermia, e +1,0% per l’eolico.

Nel complesso, la produzione delle fonti rinnovabili in Italia ha avuto un aumento, rispetto al 2013, del 7% circa: 102 miliardi di kWh rispetto ai 95 miliardi di kWh del 2013, arrivando a coprire il 38% della produzione nazionale netta.

Le sfide che le rinnovabili dovranno affrontare nel 2015 restano comunque tutte aperte: da un lato infatti il protrarsi della crisi nel nostro paese porta ad una continua diminuzione della richiesta di energia elettrica, dall’altro il calo del prezzo del petrolio registrato nelle ultime settimane potrebbe scoraggiare l’installazione di nuovi impianti.

Sul fronte della crisi, i dati di TERNA parlano chiaro: la domanda elettrica nell’anno appena concluso ha registrato un calo del 3% (309,0 miliardi di kilowattora) rispetto all’anno precedente e la flessione più importante è stata registrata proprio nell’area più industrializzata del paese, la Lombardia, che ha incassato un -6,4%.

Per quanto riguarda invece i prezzi del petrolio, la maggior parte degli analisti concorda sul fatto che il prezzo del barile tornerà a salire nei prossimi mesi, anche se difficilmente tornerà ai 100 dollari pre-caduta del 2014 nel breve periodo. A questo bisogna aggiungere inoltre che la maggior parte dei contratti di fornitura del gas per il nostro paese sono indicizzati al prezzo del petrolio, ma presentano un time-lag, ovvero un ritardo di adeguamento alle quotazioni.

Nei prossimi mesi ci aspettiamo quindi una riduzione importante anche per il prezzo del gas, in particolare quello proveniente dalla Russia, che costituisce la maggior parte della fornitura per il nostro paese.

Presumibilmente, quindi, le conseguenze di questo calo importante dei prezzi si abbatteranno anche sulle rinnovabili: in primo luogo possiamo affermare che la cosiddetta Grid Parity, che sembrava ormai raggiunta, si allontanerà all’orizzonte (a parità di prezzo per l’energia rinnovabile si abbasserà il costo dell’energia termoelettrica), in seconda battuta, con il calo delle bollette di elettricità e gas, la spesa iniziale da sostenere per installare un impianto rinnovabile sembrerà meno giustificata, perché i tempi di ammortamento si allungheranno.

Sembra che, ancora una volta, il petrolio farà da padrone: tutto dipende infatti dal prezzo del barile, o per meglio dire, da quanto tempo impiegherà il prezzo del barile a risalire e - anche se il principe saudita Alwaleed bin Talal garantisce che non vedremo più prezzi a 100 dollari al barile - a che cifra si attesterà nei prossimi mesi.