Focus incentivi

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti su Superbonus e trattamento fiscale per le comunità energetiche

Le “configurazioni sperimentali” previste dal Decreto Milleproroghe potranno accedere ai benefici previsti dal Superbonus. L’Agenzia chiarisce inoltre alcune questioni fiscali

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Con al pubblicazione della risoluzione n. 18/E che alleghiamo al testo, l’Agenzia delle Entrate chiarisce due questioni sull’accesso alle detrazioni previste dal Superbonus per le “configurazioni” previste dall’articolo 42-bis del decreto-legge 30 dicembre 2019 Milleproroghe.

Le due questioni poste all’Agenzia riguardavano:
-la richiesta della la possibilità per le comunità energetiche rinnovabili che aderiscono alle configurazioni previste dal decreto-legge che le disciplina di usufruire delle detrazioni previste dal Superbonus 110%;
-i chiarimenti sul trattamento fiscale da riservare alle somme erogate dal Gestore dei servizi energetici (GSE) a condomini che aderiscono alle configurazioni previste dal decreto-legge sulle comunità energetiche.
 

Accesso al Superbonus 110%


Per quanto riguarda la prima questione,  per gli impianti a fonte rinnovabile gestiti da soggetti che aderiscono alle “configurazioni” in esame, la detrazione di cui all'articolo 16-bis, comma 1, lettera h), del TUIR, si applica fino alla soglia di 200 kW e per un ammontare complessivo di spesa non superiore a euro 96.000.

La detrazione in questione si applica, attualmente, nella misura del 50% alle spese sostenute per interventi relativi alla realizzazione, su singole unità immobiliari e su parti comuni, di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all'installazione di impianti basati sull'impiego delle fonti rinnovabili di energia. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Tra i lavori agevolabili, in base alla predetta disposizione, rientra anche l’installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, in quanto basati sull’impiego della fonte solare e, quindi, sull’impiego di fonti rinnovabili di energia.

L’Agenzia chiarisce che l'installazione degli impianti fino a 200 kW da parte di comunità energetiche rinnovabili, costituite in forma di enti non commerciali o da parte di condomìni che aderiscono alle configurazioni di cui all'articolo 42-bis, rientra tra gli interventi ammessi al Superbonus 110%, sempre con il presupposto dell’intervento trainante.

Le agevolazioni spettano su un ammontare di spesa non superiore a euro 48.000 e, comunque, nel limite di spesa di 2.400 euro per ogni kW di potenza nominale dell'impianto solare fotovoltaico, per una potenza massima di 20kW.

Il Superbonus spetta anche per l'installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati alle stesse condizioni, negli stessi limiti di importo e ammontare complessivo e comunque nel limite di spesa di euro 1.000 per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo. Per la quota di spesa corrispondente alla potenza eccedente 20 kW (e fino a 200 kW) spetta la detrazione di cui all'articolo 16-bis, comma 1, lettera h), del TUIR, attualmente spettante nel limite di spesa di euro 96.000, che rappresenta la cifra di spesa massima complessiva per la realizzazione dell’impianto.

L’accesso al Superbonus da parte delle configurazioni disciplinate dall’art. 42-bis del decreto Milleproroghe  è subordinato alla cessione in favore del GSE dell'energia non autoconsumata in sito, ovvero non condivisa per l'autoconsumo. Pertanto, in caso di fruizione del Superbonus, non viene riconosciuta la tariffa incentivante, individuata dal Ministero dello sviluppo economico per la remunerazione degli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle configurazioni precedentemente citate, sull’energia elettrica condivisa.
 

Questioni fiscali


Per quanto riguarda la seconda questione, l’Agenzia delle Entrate ha fornito dei chiarimenti sul trattamento fiscale da riservare alle somme erogate dal Gestore dei servizi energetici (GSE) a condomini che aderiscono alle configurazioni previste dal decreto-legge sulle comunità energetiche.

Il testo specifica che gli impianti a fonti rinnovabili inseriti nelle predette configurazioni accedono ad una “tariffa incentivante” individuata dal Ministero dello Sviluppo Economico volta a premiare l'autoconsumo istantaneo e l'utilizzo di sistemi di accumulo, e non la cessione di energia, al fine di ridurre l'immissione in rete di energia non autoconsumata. La tariffa è erogata dal GSE sulla base della quota di energia condivisa prodotta da ciascuno degli impianti a fonti rinnovabili di potenza non superiore a 200 kW inseriti nell’autoconsumo collettivo o in comunità energetica.

La predetta tariffa è applicata al minor valore, calcolato per ciascuna ora, tra l’energia elettrica immessa in rete dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili facenti parte della configurazione e l’energia elettrica prelevata dall’insieme dei clienti finali della configurazione. Assume un valore di:

-100 Euro/MWh nel caso in cui l'impianto di produzione faccia parte di una configurazione di autoconsumo collettivo;
-110 Euro/MWh nel caso in cui l'impianto faccia parte di una comunità energetica rinnovabile.

Il GSE effettua, inoltre, la restituzione delle componenti tariffarie disciplinate in via regolata e di quelle connesse al costo della materia prima energia, che non risultano tecnicamente applicabili all'energia condivisa, in quanto energia istantaneamente autoconsumata sulla stessa porzione di rete di bassa tensione e, per questo motivo, equiparabile all'autoconsumo fisico sul luogo.

Il GSE inoltre riconosce un corrispettivo per la vendita dell’energia, nella misura in cui l’energia prodotta e immessa in rete resta nella disponibilità del referente della configurazione, con facoltà di cessione al GSE medesimo (cd. “Ritiro dedicato”); queste somme sono corrisposte al “referente” delle configurazioni sperimentali.

L’Agenzia delle Entrate conclude specificando che, in merito alle misure fiscali precedentemente citate:

- la “tariffa premio” non assume rilevanza reddituale;
- le componenti tariffarie restituite non siano fiscalmente rilevanti, trattandosi di un “contributo aggiuntivo dovuto alle perdite di rete evitate”;
- il corrispettivo per la vendita dell’energia sia fiscalmente rilevante, configurando un reddito diverso di cui all’articolo 67, comma 1, lett. i) del citato TUIR.
 
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