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Il peso del riscaldamento domestico in Italia secondo lo studio Elemens

Legambiente e Kyoto Club chiedono ancora una volta lo stop alle misure che prevedono incentivi ai combustibili fossili che frenano la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento domestico

Studio Elemens, specializzato nel settore energia, ha realizzato per Legambiente e Kyoto il documento “Strategia per la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici in Italia”, realizzato all’interno di un progetto finanziato dalla European Climate Foundation per la progressiva dismissione dei combustibili fossili dagli edifici residenziali in Italia, che analizza il valore del riscaldamento domestico nei consumi e nei livelli di inquinamento in Italia.

L’analisi ha riguardato lo stato dei sistemi di riscaldamento in Italia, quanto essi incidono nelle emissioni di gas e le priorità di intervento per far fronte all’emergenza climatica. L’obiettivo delle associazioni è infatti quello di arrivare ad eliminare, come già avevano annunciato precedentemente, gli incentivi per le caldaie a gas entro il 2025, vietando completamente l’installazione di questi sistemi, e hanno avanzato delle proposte per decarbonizzare il più velocemente possibile il settore del riscaldamento domestico italiano.

Dai dati dello studio emerge che la fonte energetica maggiormente utilizzata per il riscaldamento domestico in Italia è il gas naturale, seguita dalle biomasse solide e dai prodotti petroliferi, con una marginalità ancora inconsistente di soluzioni che prevedono pompe di calore, riscaldamento elettrico e solare termico.

In Italia 17 milioni di abitazioni sono attualmente riscaldate con gas metano, una situazione che difficilmente cambierà nel prossimo periodo, visti anche gli incentivi che riguardano non solo le fonti rinnovabili, ma anche gli impianti a combustibili fossili, quando invece l’attuale situazione climatica ed energetica richiederebbe più attenzione verso le soluzioni a basso impatto ambientale.

Lo studio realizzato da Elemens per Legambiente e Kyoto Club evidenzia che in Italia il riscaldamento degli edifici residenziali, commerciali e pubblici pesa sulle emissioni di CO2 per oltre il 17,7%. Il riscaldamento residenziale, in particolare, rappresenta una grossa fetta dell’inquinamento atmosferico, poiché è responsabile del 64% della quantità di PM2,5, del 53% di PM10 e del 60% di CO emessi nel 2018. Contrariamente a quello che ci si poteva aspettare, questi valori sono rimasti più o meno costanti anche nella prima parte del 2020 nonostante le chiusure dovute alla pandemia da Covid-19, in quanto le emissioni di PM10 in questo periodo sono diminuite solamente del 17%.

Per quanto riguarda la tipologia di combustibile utilizzata nelle abitazioni italiane, la ricerca ha evidenziato che, su un totale di 25,5 milioni,  17,5 milioni di abitazioni utilizzano il metano , 3,6 milioni di abitazioni utilizzano i combustibili solidi (come il legname), 1,3 milioni di abitazioni utilizzano il riscaldamento elettrico e il gasolio  mentre in 1,2 milioni di case viene utilizzato il GPL.  
 

Il problema degli incentivi ai combustibili fossili e le proposte delle associazioni


Secondo Legambiente e Kyoto Club, uno dei principali vincoli alla decarbonizzazione del sistema energetico italiano è l’esistenza di 3 tipologie di incentivi che favoreggiano l’installazione di sistemi a combustibili fossili per il riscaldamento residenziale:

-l’Ecobonus 50%  e il più recente Superbonus 110% privilegiano sì le soluzioni che sfruttano l’energia rinnovabile, ma agevolano anche i combustibili fossili, come nel caso delle caldaie a condensazione alimentate da gas naturale che, secondo i dati ottenuti in questi anni, superano l’installazione di pompe di calore e di pannelli solari termici;

-l’agevolazione per la riduzione del prezzo del l’acquisto di gasolio e GPL nelle aree non metanizzate;

-l’aliquota IVA agevolata (al 10%) destinata ai consumi ad uso civile per il riscaldamento degli edifici.

Gli incentivi, secondo le associazioni, dovrebbero trainare la decarbonizzazione e la transizione energetica invece di frenala come sta accadendo in Italia, ed è per questo motivo che suggeriscono delle proposte per disincentivare l’installazione di impianti inquinanti ponendo l’obbligo di sostituirli con soluzioni a basso impatto ambientale e ad alta efficienza energetica, come solare termico, pompe di calore, caldaie a biomassa legnosa.

In quest’ottica, Legambiente e Kyoto Club  ribadiscono ancora una volta la necessità di eliminare l’accesso ai bonus per gli impianti che non utilizzano le energie rinnovabili, così come l’esenzione IVA agevolata per il gas e un cambio di destinazione del sussidio che prevede uno sconto per l’acquisto di gasolio e GPL nelle aree montane verso soluzioni più green.

“Lo studio presentato oggi affronta un tema di grande attualità come quello della decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento residenziali, in un Paese impegnato in questa direzione e con rilevanti problemi di inquinamento atmosferico – dichiarano il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, e il direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni SilvestriniI dati evidenziano le contraddizioni di sussidi e incentivi in vigore che continuano a finanziare impianti alimentati da fonti fossili, nel momento in cui sono disponibili tecnologie a emissioni zero. Le proposte che presentiamo tracciano una road map per spingere efficienza e innovazione, cancellando da subito il superbonus per le caldaie a gas e fissando al 2025 la data per eliminare i sussidi al consumo di gas e vietare l’installazione di impianti che utilizzano fonti fossili nei nuovi edifici, sulla scia di quanto già fatto in diversi Paesi e città raccontati nel rapporto”.
 
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