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Decreto installatori rinnovabili: interrogazione parlamentare per chiedere l'accesso anche agli esclusi
Installatori di impianti rinnovabili: una nuova interrogazione parlamentare contro il Decreto 28/11, le associazioni di categoria si schierano compatte. Chiesto un rinvio e una revisione del testo.
A poco più di due mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo 28/11, che dispone nuove regole per gli installatori di impianti a fonti rinnovabili, si fanno sentire sempre di più i campanelli d’allarme: dal 1° agosto, infatti, si stima saranno circa 80mila le imprese costrette a chiudere i battenti, lasciando senza lavoro circa 200mila operatori specializzati nelle energie rinnovabili, dal fotovoltaico alle biomasse, dal solare termico alle pompe di calore e alla geotermia.
L’ultimo grido d’allarme risale a qualche giorno fa, quando alcuni onorevoli hanno presentato al ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato un’interrogazione parlamentare, firmata anche dal presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera Ermete Realacci, in cui si chiede l’accesso alla professione di installatore anche a quanti vengono al momento esclusi dal decreto di prossima attuazione.
Il decreto 28 del 2011, che recepisce una direttiva europea, presenta infatti alcuni articoli tacciati dalle associazioni di categoria di incostituzionalità in quanto tagliano fuori dal mercato del lavoro una grossa fetta di professionisti: nello specifico, l’articolo 15 limita l’abilitazione di responsabile tecnico per installazione di impianti rinnovabili a profili in possesso di una laurea, di un diploma di scuola secondaria seguito da inserimento in azienda o da un titolo di formazione professionale, tralasciando di includere tutti i restanti professionisti che, in assenza del titolo di studio necessario, hanno comunque maturato anni di esperienza continuativa, comprovata e specializzata nel settore.
“Anziché tutelare e valorizzare la professionalità in un settore strategico della nostra green economy come quello delle rinnovabili e incentivare la diffusione delle fonti energetiche pulite - ha sostenuto Realacci - la normativa che dovrebbe entrare in vigore ad agosto escluderebbe dalla professione tutti gli installatori che fino ad oggi hanno svolto questo lavoro grazie alla loro comprovata esperienza, creando un evidente problema occupazionale, un ostacolo alla libera concorrenza e un impoverimento della qualità della professionalità del settore”.
L’interrogazione chiede dunque che il decreto venga rinviato per consentire l’elaborazione di un nuovo documento, anche con la preziosa collaborazione delle associazioni di categoria, più completo e rivolto a tutti gli installatori.
Le associazioni di categoria, intanto, non stanno a guardare. Dopo i ripetuti appelli dei mesi scorsi, negli ultimi giorni Carmine Battipaglia (presidente CNA Installazione e Impianti), Giorgio Merletti (presidente Confartigianato) e Sergio Silvestrini con Ivan Malavasi (segretario generale e presidente CNA) hanno incontrato i parlamentari di diversi schieramenti politici chiedendo per l’ennesima volta cosa ne sarà degli installatori esclusi dal DL 28/11: “Il Governo ed il Parlamento garantiscano a tutti gli installatori abilitati la possibilità di continuare a svolgere la loro attività nel settore delle energie rinnovabili: soprattutto nell'attuale momento di crisi una norma come questa si abbatte come una mannaia sulle imprese e sui lavoratori. Tutto il contrario di quanto servirebbe sia per favorire l'occupazione sia per contribuire a sviluppare il settore delle energie rinnovabili''.
Secondo i rappresentanti delle associazioni il decreto lede addirittura la costituzione: “Riteniamo evidente la lesione del principio comunitario di tutela della concorrenza che una tale disciplina comporta in riferimento al problema dell'esclusione dei Responsabili Tecnici dalla possibilità di continuare ad operare nel settore delle rinnovabili. Una simile artificiosa, drastica riduzione del numero dei concorrenti nel mercato non potrà che determinare il sorgere o il consolidarsi di posizioni dominanti. E' una situazione kafkiana dai dubbi profili costituzionali, che certamente lede il principio di libera concorrenza tra imprese e che faremo di tutto per modificare''.
L’ultimo grido d’allarme risale a qualche giorno fa, quando alcuni onorevoli hanno presentato al ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato un’interrogazione parlamentare, firmata anche dal presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera Ermete Realacci, in cui si chiede l’accesso alla professione di installatore anche a quanti vengono al momento esclusi dal decreto di prossima attuazione.
Il decreto 28 del 2011, che recepisce una direttiva europea, presenta infatti alcuni articoli tacciati dalle associazioni di categoria di incostituzionalità in quanto tagliano fuori dal mercato del lavoro una grossa fetta di professionisti: nello specifico, l’articolo 15 limita l’abilitazione di responsabile tecnico per installazione di impianti rinnovabili a profili in possesso di una laurea, di un diploma di scuola secondaria seguito da inserimento in azienda o da un titolo di formazione professionale, tralasciando di includere tutti i restanti professionisti che, in assenza del titolo di studio necessario, hanno comunque maturato anni di esperienza continuativa, comprovata e specializzata nel settore.
“Anziché tutelare e valorizzare la professionalità in un settore strategico della nostra green economy come quello delle rinnovabili e incentivare la diffusione delle fonti energetiche pulite - ha sostenuto Realacci - la normativa che dovrebbe entrare in vigore ad agosto escluderebbe dalla professione tutti gli installatori che fino ad oggi hanno svolto questo lavoro grazie alla loro comprovata esperienza, creando un evidente problema occupazionale, un ostacolo alla libera concorrenza e un impoverimento della qualità della professionalità del settore”.
L’interrogazione chiede dunque che il decreto venga rinviato per consentire l’elaborazione di un nuovo documento, anche con la preziosa collaborazione delle associazioni di categoria, più completo e rivolto a tutti gli installatori.
Confartigianato e Cna lanciano un appello a Governo e Parlamento
Le associazioni di categoria, intanto, non stanno a guardare. Dopo i ripetuti appelli dei mesi scorsi, negli ultimi giorni Carmine Battipaglia (presidente CNA Installazione e Impianti), Giorgio Merletti (presidente Confartigianato) e Sergio Silvestrini con Ivan Malavasi (segretario generale e presidente CNA) hanno incontrato i parlamentari di diversi schieramenti politici chiedendo per l’ennesima volta cosa ne sarà degli installatori esclusi dal DL 28/11: “Il Governo ed il Parlamento garantiscano a tutti gli installatori abilitati la possibilità di continuare a svolgere la loro attività nel settore delle energie rinnovabili: soprattutto nell'attuale momento di crisi una norma come questa si abbatte come una mannaia sulle imprese e sui lavoratori. Tutto il contrario di quanto servirebbe sia per favorire l'occupazione sia per contribuire a sviluppare il settore delle energie rinnovabili''.
Secondo i rappresentanti delle associazioni il decreto lede addirittura la costituzione: “Riteniamo evidente la lesione del principio comunitario di tutela della concorrenza che una tale disciplina comporta in riferimento al problema dell'esclusione dei Responsabili Tecnici dalla possibilità di continuare ad operare nel settore delle rinnovabili. Una simile artificiosa, drastica riduzione del numero dei concorrenti nel mercato non potrà che determinare il sorgere o il consolidarsi di posizioni dominanti. E' una situazione kafkiana dai dubbi profili costituzionali, che certamente lede il principio di libera concorrenza tra imprese e che faremo di tutto per modificare''.
