Focus Dal mondo

14.01.2019

Cina: il solare e l’eolico dovranno essere più competitivi del carbone

Incentivi limitati e solo locali, certificati verdi e approvazione vincolata dal prezzo di produzione: così la Cina rivoluziona il proprio schema per le rinnovabili
Arriva dall’oriente l’annuncio di un epocale cambio di rotta della Cina in merito alle politiche di gestione delle fonti rinnovabili: la potenza asiatica ha infatti stabilito che non approverà nuovi progetti per l’installazione di impianti solari o fotovoltaici a meno che non permettano di ottenere energia a prezzi inferiori rispetto a quelli tradizionali a fonti fossili.
 
Già a maggio, dopo il più grande evento dedicato all’industria fotovoltaica mai realizzato, il Governo cinese aveva colto di sorpresa il settore annunciando che con il nuovo anno sarebbe arrivato lo stop agli incentivi per i grandi progetti di impianti solari, i quali, fino a quel momento, avevano ricevuto stanziamenti per kWh installato.
 
Una decisione che è stata motivata dal fatto che le aziende produttrici ed ingegneristiche cinesi hanno dimostrato di saper realizzare, all’estero, progetti che garantiscono elettricità green a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli disponibili nel paese d’origine.
 
La nazione presenta inoltre delle difficoltà provocate da limiti nella rete elettrica, le quali hanno provocato lo spreco di grandi quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili  negli ultimi anni. La carenza di capacità della rete infatti, nel solo 2017, ha impedito la trasmissione e la distribuzione del 12% dell’energia prodotta con fonte eolica e il 6% dell’energia derivante da fonte solare.
 
Stando ai piani annunciati giovedì scorso, 10 gennaio 2018, l’autorità di pianificazione strategica cinese NDRC e la National Energy Administration hanno stilato una serie di condizioni che tutti i progetti fotovoltaici ed eolici presentati tra il 2019 e il 2020 dovranno rispettare per poter essere approvati.
 
La più rivoluzionaria tra le condizioni imposte è la richiesta di garantire un prezzo che sia inferiore, o quantomeno uguale, a quello dell’energia prodotta con il carbone, una possibilità che si è realizzata per la prima volta alla fine del 2018, grazie alla produzione dell’impianto realizzato dal gruppo cinese China Three Gorges Group nella regione del Golmud.
 
I progetti dovranno inoltre dare dimostrazione della capacità della rete di poter assorbire il nuovo output energetico prodotto, attraverso specifiche tecniche che assicurino il raggiungimento dei più alti standard disponibili.
 
Il nuovo approccio nazionale alle rinnovabili permetterà ai governi locali di indirizzare i propri incentivi a progetti FER e l’utilizzo di componenti prodotti localmente e l’investimento in aziende presenti sul territorio verrà tra l’altro reso una condizione necessaria per l’approvazione dei progetti. L’imposizione dell’obbligo di raggiungimento di un prezzo inferiore rispetto a quello da fonti fossili impedirà in partenza la possibilità di sovvenzionare aziende non competitive, cosa che invece negli ultimi anni si è verificata di sovente.
 
Tra gli altri grandi cambiamenti imposti dalla Cina in tema di rinnovabili si annovera anche l’introduzione di un regime di certificati verdi, sulla stregua dei regimi già applicati in altre nazioni, tra cui anche l’Italia gli Stati Uniti. La potenza orientale aveva già sperimentato nel 2017 un regime di questo genere e nel 2019 ha scelto di renderlo definitivo, andando così ad imporre uno schema specifico per lo scambio di energia.
 
In sostanza, grazie a questo regime, anche in Cina, a ogni unità di energia da fonti rinnovabili prodotta viene associato un certificato, il quale viene poi commerciato tra utilities che devono raggiungere specifici obiettivi determinati dai regolatori, oppure viene acquistato da un utilizzatore finale che lo può usare per dimostrare di sfruttare unicamente energia “pulita” per le proprie attività.