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Edifici a energia quasi zero, i primi passi verso una progettazione integrata

Intervista

Sviluppare un sistema controllato e integrato attraverso saperi diversi

Intervista a Piercarlo Romagnoni,

docente di Fisica Tecnica Ambientale all'università IUAV di Venezia

Il professor Piercarlo Romagnoni insegna Fisica Tecnica Ambientale all’università Iuav di Venezia, è responsabile scientifico delle attività di ricerca dal titolo “Strumenti per la valutazione delle prestazioni di edifici LoeEx” in collaborazione con ENEA, collabora con diverse associazioni, tra cui AiCARR, ASHRAE (American Society Heating and Air Conditioning Engineers) e CTI.

Da sempre si occupa di tematiche sull’efficienza energetica e la qualità globale dell’ambiente all’interno degli edifici.

Cosa si intende per progettazione integrata o “olistica”? Ritiene che questo sia un approccio indispensabile per lo sviluppo di un edificio moderno?

"Ritengo giusto per rispondere a questa domanda far ricorso anche ad una definizione di processo sostenibile che recentemente il prof. Filippi ha dato su AiCARR Journal. Progettare in modo integrato significa sviluppare un sistema controllato e strutturato attraverso l’integrazione di saperi diversi, in modo da fornire un prodotto in grado di soddisfare le esigenze dell’utente (qualità dell’ambiente interno) con un impegno minimo di risorse naturali sia in fase di costruzione che di esercizio e con un significativo contenimento degli impatti ambientali.
Sicuramente il livello di complessità raggiunto dall'attuale processo di progettazione richiede anche nell'edilizia l'intervento di "specialisti" che, opportunamente coordinati, siano in grado di risolvere in modo brillante i problemi posti da una qualsiasi realizzazione, sia in fase preliminare che esecutiva (ma anche, come detto, di gestione e manutenzione dell'opera). La progettazione integrata è inevitabile nel momento in cui la realizzazione di un edificio moderno diviene un processo di ottimizzazione di più obiettivi (ad esempio, il comfort ed il risparmio energetico, i problemi strutturali, architettonici ed impiantistici...)".

Questo tipo di approccio dovrebbe essere applicato anche sul piano dell’urbanistica, oltre che su quello della progettazione del singolo edificio? Quali sono secondo lei le problematiche più evidenti in Italia?

"Anche sul piano dell'urbanistica dovrebbero emergere esigenze simili. Nel momento in cui si dovrà pensare ad edifici a energia (quasi) zero i problemi di approvvigionamento energetico e di integrazione delle energie rinnovabili saranno evidenti  e un approccio integrato  diverrà fondamentale. A mio avviso, la difficoltà maggiore risiede attualmente nella  gestione  del patrimonio edilizio, paesaggistico e ambientale esistente. In particolare nell'edilizia scelte di risparmio energetico hanno difficoltà a coniugarsi con la salvaguardia dell'edificio da un punto di vista storico-artistico. In secondo luogo l'aspetto economico, data la non banalità degli interventi su scala urbana, è spesso un vincolo non facilmente superabile almeno in tempi ridotti".

Come ci si può approcciare in modo corretto alle interazioni delle diverse componenti dell’edificio, come ad esempio quella strutturale e quella impiantistica?

"L'approccio base nella complessità è quello di praticare soluzioni semplici e di buonsenso anche se è necessario un livello di  attenzione particolarmente elevato, un corretto approccio verso la sperimentazione e l'innovazione oltre alla disponibilità continua all'approfondimento e alla conoscenza . Sin dalle prime fasi della progettazione le diverse "sfaccettature" del processo di progettazione e costruzione devono essere evidenziate, analizzate, confrontate".

Esiste oggi una figura professionale che possa fungere da “mediatore” per i progettisti specializzati nei diversi campi? Se si, quale? È importante la presenza di questa figura in fase di progettazione?

"Penso che non esista una tale figura "strutturata“.  A livello universitario ci si sta attrezzando, grazie ai percorsi di Laurea magistrale e Masters professionalizzanti, per creare progettisti in grado di "mediare" e/o "coordinare" i diversi specialisti".

Ritiene che al centro della progettazione debba esserci l’ambiente o l’uomo? Mi spiego meglio: esiste, secondo lei, il rischio concreto di sacrificare il comfort e la salute in favore del risparmio energetico, o le due cose corrono necessariamente sugli stessi binari?

"Le due cose devono correre sugli stessi binari, ma il problema è reale. Il comfort, la sicurezza e la salute delle persone sono la base di una corretta progettazione. Progettare il comfort, la salute e la sicurezza conciliandoli con il risparmio energetico non è sicuramente semplice, ma è una sfida cui non bisogna sottrarsi".