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Strategia climatica di lungo termine approvata dall’UE, Legambiente: “è insufficiente”

Legambiente boccia la nuova strategia climatica di lungo termine con obiettivi flessibili al 2050 approvata dalla Commissione UE

Si evolve ancora la politica climatica dell’Unione Europea: la Commissione ha adottato ieri, mercoledì 28 novembre, la nuova strategia climatica di lungo termine chiamata A Clean Planet for all. Il testo individua una nuova visione che intende portare, entro il 2050, alla creazione di un’economia prospera, moderna, competitiva e soprattutto neutrale a livello climatico.
 
Gli strumenti da utilizzare per raggiungere la neutralità climatica nel giro di poco più di 30 anni, secondo la CE, dovranno essere l’investimento in soluzioni tecnologiche applicabili, l’incentivazione della partecipazione dei cittadini e la coordinazione delle azioni in materia di politica industriale, finanza e ricerca.
 
In coerenza con quanto richiesto dal Consiglio Europeo lo scorso marzo, la Commissione ha sviluppato una politica climatica che riguarda su per giù tutti gli ambiti di policy UE e che è coerente con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C, possibilmente attorno a 1,5°C. Con questo documento l’Unione Europea si assume inoltre il ruolo centrale di guidare il mondo intero verso la neutralità climatica, puntando a raggiungendola entro il 2050.
 
A differenza di strategie precedenti, la nuova A Clean Planet for all non individua dei target univoci, ma piuttosto si occupa di proporre una visione globale e una direzione da seguire nel lungo periodo, così da incentivare la ricerca, l’impresa, gli investitori e i cittadini affinché sviluppino progetti di business innovativi e sostenibili.
 
In meno di un giorno dall’approvazione da parte della Commissione, il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini ha condiviso l’opinione dell’associazione su questa nuova strategia per il clima.
 
«La Strategia proposta oggi dalla Commissione Europea è inadeguata rispetto alla crisi climatica che stiamo vivendo e le cui conseguenze, come l’amplificarsi degli effetti di frane e alluvioni, sono sotto gli occhi di tutti.- ha affermato Zanchini - È indispensabile un maggiore impegno da parte dei paesi più ricchi, quelli cioè che hanno sia maggiori capacità economiche per affrontare quest’emergenza, sia responsabilità storiche per l’attuale livello di emissioni climalteranti. L’Europa senza dubbio è tra questi; così come lo è l’Italia che deve impegnarsi con forza in questa direzione e lavorare per accelerare la decarbonizzazione dell’economia nazionale ed europea. Solo così sarà possibile vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle nostre imprese».
 
Come si diceva in precedenza, il documento non stabilisce dei target univoci a cui mirare, ma propone tre opzioni sulla base delle quali articoleranno i negoziati tra Governi che verranno posti in essere nei prossimi mesi. La prima opzione che potrà essere valutata prevede una riduzione dell’80% delle emissioni entro il 2050; la seconda, che consta in due step, prevede di ridurre le emissioni del 90% entro il 2050 e di decarbonizzare completamente l’economia entro il 2070; mentre la terza prevede di raggiungere livello zero di emissioni nette entro il 2050, riducendo complessivamente del 95% le emissioni e prevedendo un 5% di assorbimenti di carbonio ottenibili con azioni agro-forestali.
 
Tre proposte che, secondo Legambiente, pur essendo un passo avanti rispetto alla situazione attuale, risultano insufficienti.
«Così come evidenziato nel recente rapporto del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) i prossimi 12 anni saranno cruciali per affrontare la sfida imposta dai cambiamenti climatici. – ha continuato Zanchini - Purtroppo le tre opzioni messe sul tavolo non rispondono a questa urgenza e sono inadeguate a dare piena attuazione agli obiettivi di lungo termine dell’Accordo di Parigi. Sebbene l’opzione zero emissioni nette entro il 2050, preferita dalla Commissione, rappresenti un significativo passo in avanti rispetto alle altre due, è anch’essa insufficiente. Per contribuire a contenere l’innalzamento della temperatura entro la soglia critica di 1.5°C, l’Europa deve impegnarsi a raggiungere zero emissioni nette entro il 2040 attraverso una Strategia climatica di lungo termine in grado di accelerare la transizione verso un futuro rinnovabile e libero da fonti fossili. In Europa e in Italia ci sono tutte le condizioni per sfruttare appieno le nostre potenzialità economiche imprenditoriali e tecnologiche andando ben oltre il 55% entro il 2030, proposto già da diversi governi europei e dall’Europarlamento, in coerenza con una traiettoria in grado di consentirci di raggiungere zero emissioni nette entro il 2040.»
 
Legambiente ritiene centrale che durante il Consiglio Europeo previsto per maggio 2019, chiamato ad approvare la Strategia europea di lungo termine, venga adottato il nuovo obiettivo al 2030. Solo se ciò accedesse l’UE potrebbe riuscire a ottenere un ruolo da protagonista al prossimo Summit sul Clima, che è stato convocato dal Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres per settembre 2019 a New York.
Questo incontro avrà lo scopo di valutare lo stato di avanzamento del processo di revisione degli attuali impegni sul clima stabiliti dall’Accordo di Parigi, che saranno da concludere entro il 2020.
 
Lo sviluppo di un’ambiziosa strategia europea potrebbe essere il motore necessario affinché globalmente si possa progredire verso una politica per il clima più intensa e decisiva, che permetta di raggiungere concretamente l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050. Basandosi su stime recenti appare infatti evidente la necessità che la nuova strategia climatica di lungo periodo si discosti in modo sostanziale dall’impostazione degli accordi attuali, dal momento che gli obiettivi di riduzione di emissioni al 2030 rischierebbero di comportare un surriscaldamento globale vicino al 3 gradi, ben al di sopra di quanto il nostro pianeta possa sopportare senza che vangano a crearsi conseguenze insostenibili.
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