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Gas rinnovabile: UE ancora una volta divisa a metà

L’Italia è tra gli 11 Stati che hanno scelto di non sostenere il documento sullo sviluppo dell’infrastruttura per il gas rinnovabile

L’Unione Europea a Bucarest si è trovata divisa a metà: la Commissione Europea, sostenuta da 11 Stati Membri, ha rifiutato di firmare una dichiarazione condivisa sulle infrastrutture smart e sostenibili per il gas rinnovabile che era stata proposta durante la prima riunione informale che ha aperto il semestre di presidenza rumeno.
 
Dopo due giorni di incontri informali tra i ministri dell’Energia tenutisi a Bucarest nei giorni 1 e 2 aprile, 17 Stati Membri e 3 nazioni esterne all’UE (Norvegia, Svizzera e Lichtenstein) hanno firmato la dichiarazione (disponibile in calce all’articolo) senza però trovare l’appoggio dei restanti 11 Stati Membri e della Commissione Europea.
Questi ultimi, tra cui anche l’Italia, hanno infatti rifiutato di firmare l’accordo in quanto al suo interno non veniva fatto cenno all’obiettivo emissioni zero da raggiungere entro il 2050 che è stato proposto dall’UE, hanno dichiarato un paio di fonti diplomatiche al network europeo Euractiv.
 
Una delle fonti ha affermato: “Abbiamo proposto emendamenti che rafforzassero il linguaggio connesso con la strategia di lungo periodo della Commissione, ma dal momento che questi emendamenti non sono stati confermati ci siamo un po’ raffreddati”
 
Il rappresentante di un’altra delle nazioni che non hanno sottoscritto la dichiarazione è stato più diretto e ha commentato “secondo noi - il testo n.d.r. manca di ambizione” prima di spiegare che l’adozione della dichiarazione avrebbe minato il valore dell’obiettivo Europeo di impatto climatico zero da raggiungere entro il 2050.
 
La dichiarazione infatti, si legge nel testo, pur facendo cenno alla neutralità climatica come obiettivo europeo, non fa riferimento esplicito al 2050 come termine per il suo raggiungimento.
 
Proprio per questo, la fonte diplomatica ha rimarcato, il gruppo di Stati che ha scelto di non firmare il testo per “non dare la possibilità di limitare l’ambizione che si ha al 2050”.
 
La rappresentante della Commissione Europea Anna-Kaisa Itkonen, in questa occasione ha confermato la decisione dell’organo istituzionale di non firmare la dichiarazione dal momento che, nonostante sia chiaro il desiderio di massimizzare il potenziale dell’infrastruttura collegata al gas per ridurre le emissioni, non è stato fatto abbastanza per supportare la strategia europea di lungo periodo.

La Presidenza Rumena in merito ha commentato così: “La dichiarazione sulle infrastrutture smart e sostenibili per il gas rappresenta una base importante per la modernizzazione dell’infrastruttura di gas con l’obiettivo di accomodare porzioni più importanti di idrogeno e altri gas rinnovabili al fine di supportare la transizione energetica e l’accordo di Parigi” e ha inoltre sottolineato che il nodo cruciale del disaccordo sembra essere stato “un problema di forma”.
 
Da ultimo si sono espressi in materia anche i Verdi, l’ala del Parlamento Europeo che più di altre fa del clima e la sostenibilità una priorità, che hanno sottolineato come gli impegni dell’industria del gas per il sostegno alla decarbonizzazione e la promozione delle fonti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio sembrino solo una scusa per prolungare le operazioni a base di fonti fossili.
 
In una dichiarazione scritta la fazione politica ha infatti avvertito: “C’è il rischio che lo scenario illusorio dello sviluppo di gas rinnovabile non si materializzi mai e porti piuttosto al blocco degli asset e alla stabilizzazione di alte emissioni di carbonio”.
 
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