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Bombole monouso per i refrigeranti: l’EIA chiede un divieto mondiale

In UE le bombole monouso hanno un effetto negativo incentivando il mercato nero dei gas HFC. L’EIA spiega perché dovrebbero essere bandite

Un’analisi dell’Environmental Investigation Agency sottolinea l’importanza di vietare a livello globale l’utilizzo delle bombole monouso per i gas refrigeranti, sono infatti strumenti di difficile smaltimento, che ogni anno provocano grandi quantità di emissioni e che stimolano il mercato nero dei gas ODS e HFC.
 
Durante il mese di maggio del 2018 alcuni scienziati hanno rivelato che, dopo varie analisi e test, sono stati rilevati in atmosfera dei livelli di sostanze inquinanti e dannose per il clima, ben superiori a quelli immaginabili. A far preoccupare è in particolare il livello di CFC-11 che è stato riscontrato: si tratta di una sostanza ad alto potenziale inquinante che è vietata in tutto il mondo dal 2010, e che, visti i risultati delle analisi eseguite, sembra ancora essere prodotto e commercializzato illegalmente da parte di alcune nazioni dell’Asia Orientale.
 
Se questo scandalo sembra coinvolgere in modo quasi esclusivo i paesi orientali, i casi di commercio illegale di gas HFC in Unione Europea e di gas ODS (sostanze ozono lesive) nel resto del mondo preoccupano notevolmente e, al fine di limitare la diffusione di queste sostanze, l’EIA ritiene sarebbe necessario  iniziare un processo di cambiamento imponendo globalmente il divieto di utilizzo delle bombole monouso.
 
Questo in primis perché, stando ai dati raccolti dalle agenzie di controllo del mercato dei gas refrigeranti, la maggior parte dei casi riconosciuti di contrabbando di gas ODF nel mondo sono facilitati dall’utilizzo di questo tipo di contenitori non ricaricabili.
 
Un'altra ragione che incoraggia l’imposizione di un divieto di utilizzo e commercializzazione delle bombole monouso è rappresentata dalla loro non-sostenibilità. Il fatto che debbano essere scartate dopo il loro utilizzo causa un problema sostanziale di gestione dei rifiuti e, inoltre, quando esse sono gettate via, contengono ancora una percentuale residua di gas refrigerante che purtroppo viene emessa direttamente in atmosfera nel momento in cui vengono perforate o aperte per poter entrare nel flusso di riciclo.
 
L’Environmental Investigation Agency ad oggi non è in possesso di dati precisi sulla diffusione delle bombole monouso a livello globale.  L’Unione Europea dal 2007 ne ha bandito l’utilizzo sul suo territorio e sulle navi a bandiera europea, e anche il Canada, l’India e l’Australia hanno adottato delle restrizioni similari.
 
Le bombole non ricaricabili contenenti gas refrigeranti, specialmente HFC, sono globalmente molto diffuse e, purtroppo, nonostante l’impegno normativo perpetrato in UE, negli ultimi tempi anche il mercato dell’Unione è stato invaso da questo tipo di prodotti illegali.
 
Anche in Africa la grande diffusione di questi prodotti è problematica. Il Report elaborato da uno dei più grandi distributori di gas refrigeranti, A-Gas, ha stabilito che in Sud Africa sono venute ogni anno all’incirca 225mila bombole monouso, il 70% delle quali contenente R22.
 
Secondo le stime contenute nel Report del Refrigeration, Air Conditioning and Heat Pumps Technical Options Committee, del 2010, il residuo gassoso del refrigerante contenuto dalle bombole monouso rappresenta il 3% del totale, mentre il residuo liquido può essere il 5-8% del totale.
 
Tenendo conto dei dati riguardanti il Sud Africa, supponendo che per ogni bombola vi sia un residuo del 2,94%, cioè all’incirca 400gr di refrigerante, si può stimare che ogni anno siano rilasciate in atmosfera ben 63 tonnellate di emissioni, cioè 114 mila tonnellate di CO2 equivalenti l’anno. Nei casi più sfortunati però vi può essere un residuo del 5%, cioè circa 680gr di refrigerante per bombola, quantità che può arrivare a provocare emissioni per 107 milioni di tonnellate di ODS ogni anno.
 
Un altro problema strettamente legato all’uso delle bombole monouso è il mancato rispetto delle prescrizioni di utilizzo: non è raro infatti che gli utilizzatori finali, nonostante sia vietato e ben specificato sulle confezioni, aggirino il funzionamento della valvola unidirezionale per ricaricarle. Questo comportamento, oltre ad essere palesemente illegale, è estremamente pericoloso.
Un’operazione simile elude infatti un dispositivo di sicurezza che è normalmente inserito nella bombola per prevenire casi di sovrapressione, e mette l’utente a grave rischio di esplosione in caso di errata gestione delle operazioni.
 
Qui di seguito è disponible il Report EIA: Tip of The iceberg: implications of illegal cfc production and Use (in lingua inglese), nel quale è possibile trovare informazioni sui recenti scandali in materia di CFC-11, sul commercio illegale di ODS e le analisi dell’Agenzia sull’utilizzo delle bombole monouso.
DOCUMENTAZIONE DISPONIBILE
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