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Decreto semplificazioni: cosa cambia per le PMI e il settore costruzioni dopo l’intervento del Quirinale

Il Consiglio nazionale degli Architetti festeggia il taglio degli emendamenti incoerenti dal decreto semplificazioni

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Il decreto semplificazioni, dopo un lungo e complesso iter decisionale, ha ricevuto il primo via libera da parte del Senato. Il testo di decreto nell’ultimo periodo aveva subito uno stravolgimento durante la sua permanenza presso le Commissioni riunite Lavori Pubblici e Affari Costituzionali di Palazzo Madama, dove si era trasformato in un decreto omnibus, comprendente un totale di 85 emendamenti.
 
Una volta giunto al Quirinale il decreto legge è stato analizzato e snellito, con il taglio di ben 62 emendamenti giudicati inammissibili perché ritenuti non coerenti con il provvedimento. Successivamente all’approvazione delle modifiche da parte del senato il testo è stato inviato alla Camera, dove sarà sottoposto a seconda lettura entro il 12 febbraio.
 
Tra gli emendamenti che sono stati confermati rimane quello introduttivo dell’ipotesi di nullità delle clausole disciplinanti i termini di pagamento a favore delle PMI, il quale dispone che, nelle transazioni commerciali in cui il creditore sia una piccola o media impresa (PMI), siano nulli, in quanto gravemente iniqui, i termini di pagamento superiori a 60 giorni. Nel caso invece di contratto tra sole PMI i pagamenti a 60 giorni saranno ancora permessi.
 
Lo stop del Quirinale ai numerosi emendamenti compresi nella bozza del dl semplificazione ha ottenuto il plauso di alcune associazioni di categoria, tra cui il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Il Consiglio riteneva infatti che alcuni degli emendamenti proposti in tema di edilizia e lavori pubblici avessero la possibilità di compromettere la trasparenza negli affidamenti di incarichi professionali e di mettere in crisi il settore edile.
 
Il Presidente Giuseppe Cappochin,  in una nota pubblicata su Archiworld Network ha commentato ribadendo che “gli emendamenti contestati non avendo un senso logico avrebbero finito per paralizzare, anziché semplificare, le procedure nell’ambito dell’edilizia e dei lavori pubblici” e sottolineando come “Non è possibile modificare leggi di settore specifiche come il testo unico sull’edilizia ed il Codice dei contratti con leggi omnibus prive di una visione organica dei temi trattati”.
 
Ricordando l’importanza della collaborazione tra i legislatori e gli addetti ai lavori, così da poter garantire l’approvazione di riforme organiche, che sappiano rilanciare i progetti architettonici e il settore delle costruzioni. A questo scopo “Il Consiglio Nazionale degli Architetti ha già già elaborato, unitamente alla Rete delle Professioni Tecniche, documenti organici e puntuali da proporre al Governo ed alle Camere per una riforma del Codice dei contratti e del testo unico per le costruzioni”.
 
“Auspichiamo dunque – ha concluso il Presidente Cappochin - un confronto con Governo e Parlamento sulle riforme organiche da attuare  per  rilanciare il settore delle costruzioni e per promuovere la qualità architettonica delle città del futuro”
Per approfondire l’argomento consigliamo di leggere il testo di decreto semplificazioni, disponibile qui di seguito, approvato in prima lettura dal Senato, dopo l’eliminazione di ben 62 degli 85 emendamenti che erano stati proposti dalla Commissione.
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