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XVII Convegno Europeo: il futuro del mondo della refrigerazione sarà tecnologia, bassi consumi, scarso inquinamento e refrigeranti naturali

Intervista all’Ing.Marco Buoni, Direttore Tecnico Centro Studi Galileo e VicePresidente AREA

Il XVII Convegno Europeo, svoltosi presso il Politecnico di Milano il 9 e 10 Giugno scorsi, ha riscosso un grandissimo successo sia dal punto di vista della numerosa partecipazione, che per quanto riguarda le argomentazioni oggetto di dibattito.
 
Sono state presentate, infatti, posizioni chiare su phase down HFC e sul rispetto degli accordi di Parigi sul clima, con attenzione particolare anche alle maggiori innovazioni che dovremo aspettarci nei prossimi anni.
 
Per approfondire i contenuti e le novità riportate al XVII Convegno Europeo, abbiamo intervistato l’Ing.Marco Buoni, Direttore Tecnico Centro Studi Galileo e VicePresidente AREA.
 
1. Ing. Buoni, chi sono stati i principali esponenti che hanno preso parte al XVII Convegno Europeo sulla Refrigerazione?
 
Il Convegno Europeo è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e organizzato dalle Agenzie ONU FAO e UNEP, dall’Istituto Internazionale del Freddo di Parigi, dal Centro Studi Galileo e dall’Associazione dei Tecnici Italiani del Freddo.
I Presidenti del Convegno rappresentano le massime autorità mondiali del settore:
Jim Curlin, United Nations OzonAction- UNEP; Arno Kaschl,  Commissione Europea Action Clima; Didier CoulombeAlberto Cavallini, International Institute of Refrigeration (IIR); Walid Chakroun, American Society Heating Refrigeration and Air conditioning Engineers (ASHRAE); Ennio Macchi e Giovanni Lozza, Politecnico di Milano; Luca Tagliafico, Università di Genova; Stephen Yurek Presidente Air-conditioning, Heating and Refrigeration Institute (AHRI); Andrea Voigt Direttore, European Partnership for Energy and the Environment (E.P.E.E.); Marco Buoni Air conditioning and Refrigeration European Association (AREA); Gerald Cavalier Direttore,CEMAFROID; Fabio Polonara, Università Politecnica delle Marche; Claude Blanc e Regis Leportier, ASERCOM; Hermann Halozan, Graz University of Technology, Austria; Franziska Menten, United Nations Industrial Development Organisation – UNIDO; Djibril Drame, FAO Food and Agricolture Organization.
 
2. Quali le principali novità?
 
È chiara la posizione dell’industria rispetto alla Clexit: “Gli americani confermano il loro impegno a partecipare al cambiamento nonostante le posizioni di Trump sull’accordo di Parigi sul clima”. Secondo Stephen Yurek, presidente AHRI, principale associazione dei costruttori americana molto impegnata a livello globale “I protocolli sui cambiamenti climatici e di Montreal sono separati, per cui le dichiarazioni del Presidente sull’accordo di Parigi non valgono per quanto già svolto e avviato per ottemperare all’eliminazione dei gas HFC negli impianti di refrigerazione e condizionamento. Le aziende del freddo vanno avanti”.
Andiamo avanti per la salvezza del clima garantendo gli standard produttivi e i posti di lavoro.
Gli accordi di Parigi e di Kigali non si discutono e l’impresa sta profondendo sforzi senza precedenti per eliminare totalmente i gas dannosi.
Rilevante inoltre l’intervento di Arno Kashl, Commissione Europea, che ha fornito alcune rassicurazioni all’uditorio: il phase down in Europa sta funzionando e la Commissione Europea si aspettava un maggiore aumento di prezzo, mentre le aziende di refrigeranti comunicano che il prezzo è aumentato del 20% al mese e ci si aspetta per l'R404 il 100% di maggiorazione in Luglio.
Prende spazio infine la refrigerazione magnetica, uno dei campi dai quali nel prossimo futuro avremo sorprese.




3. Quale sarà, a Suo avviso, l’impatto che le nuove idee avranno nell’andamento futuro del settore?

Una forte spinta all’innovazione tecnologica. Prodotti che consumeranno meno in termini di energia elettrica, a bassissimo tasso di inquinamento, alimentati da refrigeranti naturali. Il tutto mantenendo un prezzo competitivo sul mercato a favore dei consumatori finali.
 
4. Nuovi refrigeranti e Regolamento 517/2014: come si evolverà il mondo della refrigerazione?

Cambierà radicalmente. I nuovi gas imporranno nuovi componenti e nuovi apparecchi. L’industria nazionale dovrà innovare per restare competitiva e ciò ci assicurerà un vantaggio straordinario nei confronti dei competitor del far east e nordamericani, i cui tempi dilatati per l’eliminazione dei gas dannosi provocheranno un certo ritardo nello studio delle nuove tecnologie.
Inoltre la leggera infiammabilità dei nuovi refrigeranti impegnerà maggiormente aziende industriali e artigiane nella formazione dei Tecnici del Freddo.
 
La Prima sessione del convegno è stata dedicata ai refrigeranti naturali maggiormente richiesti: idrocarburi, ammoniaca, CO2 e, in alternativa, gli HFO, nuovissimi refrigeranti sintetici che andranno a sostituire quelli attuali quasi senza modifiche sugli impianti, pur presentando una leggera infiammabilità.
Come detto tutte queste sostanze necessitano di un’approfondita conoscenza e formazione da parte di ogni operatore per la progettazione e dovranno essere utilizzate con particolare attenzione, a causa della loro più o meno alta infiammabilità e tossicità ad alte pressioni di utilizzo, dai Tecnici del Freddo e dagli utilizzatori finali. Nella prima fase del Convegno si è inoltre dibattuto sulla necessità di efficientamento energetico delle apparecchiature.
 
Nella Seconda sessione del convegno particolare rilievo è stato dato ai nuovi componenti e impianti in relazione ai nuovi fluidi, alle problematiche energetiche e ambientali e ai risultati nel campo dell’impiantistica.
 
La Terza sessione ha introdotto le certificazioni su standard europeo per tutte le nazioni mondiali, unico metodo per controllare le sostanze attualmente presenti negli impianti e ridurre l’emissione nelle nuove installazioni. Di particolare rilievo inoltre l’aspetto della sicurezza nell’uso delle sostanze infiammabili A3 (HC) o leggermente infiammabili A2L (HFO, R32).
 
 
5. Quale genere di impatto il Regolamento ha già avuto?

Come detto precedentemente, un aumento esponenziale, picchi del 100% del prezzo dei gas tradizionali.
La Terza sessione del convegno, infatti, ha introdotto le certificazioni su standard europeo per tutte le nazioni mondiali, unico metodo per controllare le sostanze attualmente presenti negli impianti e ridurre l’emissione nelle nuove installazioni. Di particolare rilievo inoltre l’aspetto della sicurezza nell’uso delle sostanze infiammabili A3 (HC) o leggermente infiammabili A2L (HFO, R32).
 
 
6. Qual è la situazione nei Paesi in via di sviluppo per quanto riguarda la formazione dei tecnici e la catena del freddo?

La situazione della catena del freddo nel terzo e quarto mondo è tragica. Solo alcune nazioni, in piccole aree tra l’altro, hanno sviluppato una catena del freddo di livello “accettabile”.
Ciò crea grave pregiudizio allo sviluppo di queste terre, molto spesso ricche di risorse naturali, quanto purtroppo teatro quotidiano di scontri etnici, malversazioni da parte delle autorità locali, sfruttamento indiscriminato da parte delle grandi compagnie occidentali.
Tramite lo sviluppo della catena del freddo, nei numerosi progetti finanziati dalle Nazioni Unite, di cui è principale attore Centro Studi Galileo, si cerca di fornire un futuro diverso ai giovani del sud del mondo.

La catena del freddo permette lo sviluppo di economie locali legate alla pesca e all’agricoltura, l’esportazione di prodotti esotici molto apprezzati e valorizzati dal punto di vista economico, sulle tavole europee e statunitensi, senza dimenticare che permette di lottare seriamente contro la malnutrizione. Riflettiamo, ad esempio, sul fatto che il 50% dei prodotti in Africa deperisce prima di raggiungere le tavole…

Inoltre tramite un’efficiente catena del freddo si può innalzare esponenzialmente il livello sanitario, trasportando vaccini nei luoghi più remoti e contribuendo alla sterilità di ospedali e case di cura.
 
La catena del freddo è una base irrinunciabile per lo sviluppo di queste aree, le Nazioni Unite lo sanno e ci incaricano regolarmente di formare i Tecnici in loco.
 
Abbiamo effettuato missioni formative in Sri Lanka, Thailandia, Ethiopia, Eritrea, Rwanda, Benin, Tunisia, Gambia, Montenegro, Bosnia Herzegovina, Turchia, Bielorussia, Ukraina, Uzbekistan, Tajikistan, Ghana, Colombia, Stati Uniti d’America, Nigeria, Arabia Saudita, Tunisia, Giordania (anche con tecnici Irakeni), Bahrein, Emirati Arabi Uniti, India.
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