Focus esteri

COP24 sul clima: per Greenpeace è un totale fallimento

“I rappresentanti nazionali hanno scelto di deludere i propri cittadini” questo il commento di Greenpeace alla fine della COP24 di Katowice

Parole dure di Greenpeace sulla COP24 di Katowice, la conferenza Onu sul clima che secondo la ONG si è conclusa in un totale fallimento.
 
Proprio così, nonostante il polverone mediatico, i cortei internazionali e l’attenzione globale ricevuta dalla recente COP24, tenutasi in Polonia, il risultato ottenuto dei negoziati appare tutt’altro che soddisfacente.
 
Greenpeace ha commentato a caldo: “A soli due mesi dall’allarme del Panel Intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, con il quale è stato evidenziato che ci rimangono solo 12 anni per salvare il pianeta, la COP24 si è conclusa senza alcun impegno chiaro che porti a un approfondimento dell’azione per il clima.”
 
L’esito della conferenza, che tutti speravano sarebbe stata la vera occasione per il cambiamento, è stato invece l’approvazione di un Rulebook, un regolamento che indica le modalità di applicazione dell’Accordo di Parigi. Un testo che sarà sicuramente utile, ma che si allontana in modo decisivo da quanto speravano le associazioni ambientaliste e molti stakeholders del settore.
 
Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International ha commentato:
“Un anno di disastri climatici e un avvertimento espresso da parte dei migliori scienziati al mondo avrebbe dovuto portare a risultati molto più incisivi. I governi hanno invece scelto di deludere nuovamente i cittadini, ignorando la scienza e i rischi che corrono le persone più vulnerabili. In questo senso riconoscere l’urgenza di aumentare le ambizioni comuni in fatto di tutela del clima e adottare una serie di regole, è tutt’altro che sufficiente dal momento che la popolazione di intere nazioni rischia l’estinzione.”
 
Parole dure, che vogliono spronare i rappresentanti nazionali ad ascoltare le richieste che provengono dalla popolazione e a sbloccare la situazione: “Senza un’azione immediata, anche le regole più rigide non riusciranno a portarci da nessuna parte. – ha continuato Morgan – La gente si aspettava azioni concrete dalla COP24, ma i Governi non hanno soddisfatto queste aspettative. Questo atteggiamento è moralmente inaccettabile e i rappresentanti che hanno partecipato alla Conferenza dovranno ora sopportare l’indignazione delle persone, e prepararsi per concordare obiettivi climatici più ambiziosi al prossimo summit del Segretario generale dell’ONU che si terrà nel 2019
 
“Continuiamo ad osservare un irresponsabile divario tra i paesi più vulnerabili e impoveriti e i paesi che continuano a bloccare le azioni per il clima o tentano immoralmente di rallentare ogni azione. Le persone sono stufe, logorate e arrabbiate per via di queste ingiustizie, per questo stanno iniziando ad agire per difendere le proprie case e i propri figli, spingendo i propri rappresentanti ad agire.”
Il relazione al regolamento approvato dalla COP24 il Greenpeace Senior Global Policy Advisor per l’Asia orientale, Li Shuo ha affermato: “Se l’accordo di Parigi ha stabilito la destinazione, il nuovo regolamento ha definito il percorso per arrivarci. Oggi abbiamo un regolamento comune contenente regole vincolanti che farà sì che le azioni per il clima perpetrate possano essere confrontate, e che si tenga conto delle preoccupazioni delle nazioni più vulnerabili. Il completamento di questo regolamento dimostra il desiderio di molte grandi economie emergenti a fare di più, fornisce un ampio sostegno al multilateralismo e rende palese il fatto che è ancora possibile definire delle regole comuni nonostante la turbolenta situazione geopolitica. Oggi queste regole stabiliscono la colonna portante dell’accordo di Parigi, e dovranno essere rafforzate nei prossimi anni.”
 
Fondamentalmente della stessa opinione anche il WWF, che in seguito alla conclusione della COP24 accoglie con favore l’adozione del Rulebook, conferma tuttavia che “ancora non siamo al livello di accelerazione dell’azione necessario per affrontare l'emergenza climatica” e denuncia come non sia stato chiarito a sufficienza il modo in cui dovranno essere contabilizzati i finanziamenti sul clima forniti dai paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo.
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