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Lo sconto in fattura “distorce la concorrenza”, le imprese CNA ricorrono al TAR

Alcune aziende associate CNA hanno presentato ricorso al TAR contro l’Ag. Entrate per lo sconto in fattura

Non solo una petizione, ora gli aderenti alla CNA nazionale passano all’attacco per difendersi, e difendere l’intero comparto, dai pericoli economici dello sconto in fattura presentando ricorso al TAR.
 
Il ricorso è stato presentato il 26 settembre scorso da alcune imprese operanti nel settore della riqualificazione e dell’efficientamento energetico degli edifici, tutte iscritte alla CNA, ed è rivolto contro l’Agenzia delle Entrate, nella speranza di ottenere la sospensione d’efficacia e, poi, l’annullamento del provvedimento n. 660057 del 31 luglio 2019, il quale precisa le “Modalità attuative delle disposizioni di cui all’articolo 10, commi 1 e 2, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34”.
 
Il ricorso mette in luce come il “core business” delle imprese ricorrenti sia proprio in quegli interventi  “cui si correlano importanti agevolazioni fiscali per il soggetto a favore del quale vengono realizzati (contribuente), consistenti nella possibilità di portare in detrazione dall’imposta IRPEF una percentuale rilevante (variabile tra il 50 ed il 65%) del costo sostenuto per l’intervento medesimo”.
 
Le modalità di fruizione di questa tipologia di agevolazioni fiscali, negli anni, sono stati cambiati più volte. L’ultima modifica è proprio quella  contenuta nell’art. 10 del DL 34/2019, convertito dalla legge 58/2019, che ha introdotto l’ormai celebre “sconto in fattura”, uno strumento che “si affianca a quello “ordinario” costituito dalla detrazione d’imposta, rispetto al quale risulta alternativo e (formalmente) opzionale”.
Le modalità applicative di questa nuova soluzione incentivante sono state specificate nel provvedimento attuativo n. 660057 del 31/07/2019, emanato dal diretto dell’Agenzia delle Entrate.
 
Le aziende ricorrenti hanno avanzato il proprio ricorso specificando che, dalle loro analisi, il Decreto Crescita e questa specifica disciplina, risultano non conformi ai principi comunitari e nazionali in fatto di materia di concorrenza e di aiuti di Stato.
Nel testo del ricorso si legge infatti che il meccanismo dello sconto “finisce per favorire il fenomeno della concentrazione di imprese, distorcendo, appunto, la concorrenza a beneficio delle grandi imprese ed a scapito di quelle ‘minori’. La misura finisce con l’essere un aiuto di stato selettivo in quanto favorisce, le grandi imprese e non tutte le imprese del settore indifferentemente, come era fino al decreto Crescita”.
 
Tutte le aziende che si occupano di riqualificazioni energetiche che non hanno una struttura particolarmente ampia si trovano, secondo i ricorrenti al TAR, ad essere lese direttamente, rischiando di perdere clienti o di non riuscire a gestire finanziariamente questa tipologia di incentivo.
 
La mancanza del cosiddetto “cash flow”, circolazione del denaro, rischia concretamente di far cessare migliaia di attività dal momento che “le commesse da parte dei clienti saranno indirizzate unicamente nei confronti di quei grandi operatori che potranno sopportare – in ragione della loro capienza e forza contrattuale – gli effetti dello sconto in fattura e della compensazione negli anni”.
 
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