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Le pompe di Calore e il mercato italiano: Quinto Forum EHPA



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08 Maggio 2012

08/05/2012 - Si è svolto ieri a Milano il quinto Forum EHPA (European Heat Pumps Association), dal titolo “With heat pumps we can”: con le pompe di calore possiamo raggiungere gli obbiettivi EU 2020 per il risparmio energetico e la riduzione dei gas serra, puntando maggiormente su riscaldamento e raffreddamento efficiente e rinnovabile.

Gli stakeholder dell’industria hanno discusso sullo stato attuale e sul futuro dei mercati del riscaldamento/condizionamento in Europa, con un focus sulla tecnologia delle pompe di calore e del loro utilizzo nell’area del Mediterraneo, particolarmente adatta all’utilizzo di questa tecnologie per via delle condizioni climatiche miti.

I dati relativi al 2011 sono nel complesso positivi, ma non entusiasmanti: nonostante la congiuntura economica negativa si è vista infatti una flessione solo nelle vendite di pompe di calore aria-aria di piccola potenza (i classici climatizzatori split), mentre le macchine di media potenza, come i sistemi VRF/VRV, hanno fatto segnare una crescita, così come le pompe di calore aria-acqua e acqua-acqua.

Ciononostante, in Italia il mercato non è ancora decollato come in Germania, Francia, Norvegia e Svezia, mercati che hanno goduto di incentivazioni nazionali: “oggi ci troviamo ancora in un momento difficile – dichiara Bruno Bellò, Presidente di Co.Aer (Associazione Costruttori apparecchiature ed impianti per la climatizzazione e pompe di calore) –  sia dal punto di vista occupazionale sia per l’affidabilità dei pagamenti. E tutto questo succede in un settore, quello delle rinnovabili termiche, in cui il 2011 avrebbe dovuto essere un anno di forte incremento, stante il grosso serbatoio delle ristrutturazioni del parco edilizio italiano. Come Associazione intendiamo continuare a svolgere una forte azione a supporto dei sistemi a pompa di calore, perché riteniamo che siano una valida alternativa ai tradizionali impianti di riscaldamento a combustione e uno dei sistemi di climatizzazione a ciclo annuale più efficienti ed efficaci attualmente disponibili sul mercato”.

Il problema delle tariffe elettriche

L’enorme potenziale di efficienza e risparmio energetico conseguibile mediante l’impiego di pompe di calore ha fatto sì che questa tecnologia assumesse, negli ultimi anni, un ruolo determinante in tutta l’Unione Europea ma non in Italia, dove il costo eccessivo dell’energia elettrica ne ha praticamente scoraggiato l’impiego e la diffusione.

Per consumi oltre i 2700 kWh/annui, il prezzo dell’energia passa da un minimo di circa 16 c€/kWh, con tariffa lineare BTA (o “altri usi”) - terziario o residenziale centralizzato - a un valore crescente dai 25 ai 31 c€/kWh con l’aumentare dei consumi nel settore domestico - tariffe D2 o D3. Questi valori risultano nettamente superiori alla media europea (12 c€/kWh). Il sistema tariffario elettrico nel settore domestico va quindi a penalizzare fasce di consumo oltre i 2700 kWh/annui anche nel caso in cui si stiano impiegando sistemi efficienti e rinnovabili come le pompe di calore che, al contrario, consentono elevati risparmi di energia primaria.


Gli strumenti di sostegno

Le pompe di calore sono sistemi ad alta efficienza che impiegano energia rinnovabile e per questa ragione possono usufruire di alcune forme di incentivazione (dal 2012 non cumulabili fra loro). Attualmente sono in vigore: le detrazioni fiscali pari al 55% (diluite in 10 anni) delle spese sostenute per la sostituzione integrale dell’impianto di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza; le detrazioni fiscali pari al 36% (diluite in 10 anni) delle spese sostenute per interventi di efficienza energetica (è un incentivo già previsto da diversi anni per le ristrutturazioni edilizie; la novità è che la detrazione del 36% sarà resa strutturale e disciplinata dal nuovo articolo 16-bis aggiunto dalla Manovra Salva Italia al Testo Unico delle Imposte sui Redditi, quindi non ci sarà più la necessità di doverlo rinnovare, come è stato fino ad ora); i Titoli di efficienza energetica, che valorizzano la riduzione dei consumi di energia primaria rispetto ad una tecnologia standard.

E’ invece ancora in fase di definizione il Conto di energia termico per le rinnovabili termiche. Il Decreto Rinnovabili (Dlgs n. 28/2011 di recepimento della Direttiva 2009/28/CE) ha previsto l´avvio nel 2012 di un nuovo meccanismo di incentivazione delle rinnovabili termiche - fra le quali anche le pompe di calore - basato sui criteri del conto energia, cioè sulla corresponsione di un incentivo per ogni kWh di energia termica prodotto. Il nuovo incentivo dovrebbe essere finanziato attraverso le bollette del gas, mediante un´apposita componente tariffaria, e commisurato alla produzione di energia termica da pompa di calore. Il Co.Aer, con una documentata e articolata proposta, ha suggerito un incentivo di 4,5 c€/kWh di energia termica rinnovabile impiegata, per una durata di 10 anni.

Le pompe di calore a servizio delle Regioni: il “Burden Sharing” per le fonti rinnovabili

Le pompe di calore costituiscono per diverse ragioni un importante strumento a disposizione delle Regioni per raggiungere il target loro assegnato dal Decreto sul Burden Sharing:

- costituiscono una tecnologia ad alta efficienza con un pay-back basso e quindi più sostenibile economicamente;
- in termini di strumenti di sostegno costano molto meno (un decimo) del fotovoltaico;
- danno un grosso contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 ma principalmente dei PM10, importanti problematiche dei grossi agglomerati urbani e forte preoccupazione dei Sindaci che ne rispondono personalmente;
- la loro installazione non ha alcun impatto paesaggistico;
- hanno una ricaduta molto positiva sull’occupazione.

Dal punto di vista dell’occupazione, aspetto di notevole interesse per le amministrazioni locali e regionali, la diffusione dei sistemi a pompa di calore rappresenta, infatti, una grande opportunità di crescita economica e professionale non solo per i produttori di apparecchiature, ma anche per tutta la filiera di installatori, manutentori e progettisti distribuiti sul territorio nazionale; non si tratta quindi di un fatto speculativo a vantaggio di filiere estere, come invece è  avvenuto per altre tecnologie rinnovabili.

 

 

 

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