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Le biomasse di fronte alla Corte di Giustizia UE: una class action per dimostrare che non sono fonti rinnovabili

ONG e soggetti lesi si sono uniti per chiedere alla Corte di Giustizia UE di eliminare le biomasse dal Target rinnovabili

Un gruppo di attori privati provenienti da varie nazioni intra ed extra europee hanno unito le proprie voci e hanno fatto causa all’Unione Europea, lo scopo? Bloccare l’inclusione delle biomasse forestali nella nuova direttiva per l’efficienza energetica.
 
Se l’azione del gruppo internazionale riuscisse nel suo intento l’Unione Europea potrebbe ritrovarsi a perdere una delle maggiori fonti energetiche del continente: le biomasse legnose infatti forniscono circa il 60% dell’energia da ‘rinnovabili’, cioè ben più del solare e l’eolico messi insieme.
 

Le Biomasse di fronte alla Corte di Giustizia UE

 
Questa causa senza precedenti è stata portata dinnanzi alla Corte Europea lunedì 4 marzo da un folto gruppo composto di soggetti lesi e organizzazioni non governative.
 
Questo gruppo di soggetti afferma che le istituzioni europee non hanno saputo dare il giusto peso alle ricerche ed ai risultati di studi scientifici, secondo i quali la raccolta del legname per l’utilizzo come biomassa, e la sua successiva combustione finalizzata alla produzione energetica, aggrava il cambiamento climatico stimolando la deforestazione in aree esterne all’Unione.
 
I protagonisti della causa hanno affermato che “considerare le biomasse come una fonte a impatto zero è un approccio contrario ai risultati scientifici” in quanto essi dimostrano che bruciare il legno per la produzione energetica comporta in genere l’emissione di una volta e mezza la quantità di CO2 che si avrebbe dall’utilizzo del carbone, e 3 volte la quantità prodotta invece dall’utilizzo del gas naturale.
 
Per il momento la Commissione Europea ha evitato qualsiasi commento, differendo alla Corte di Giustizia Europea il compito di decidere in merito all’ammissibilità della causa.
 

Direttiva rinnovabili: il punto sulle biomasse

 
Lo scorso anno l’Unione Europea ha adottato una nuova versione della sua precedente direttiva sull’energia rinnovabile, imponendo ai 28 Stati Membri di arrivare entro al 2030 a produrre e utilizzare energia prodotta da fonti rinnovabili per almeno per il 32% dei propri consumi. Questo nuovo obiettivo è stato fin da subito considerato come un elemento centrale per arrivare a ridurre del 40% le emissioni di anidride carbonica entro quella stessa data.
 
I partecipanti alla class action contestano inoltre l’incongruenza tra: l’idea delle biomasse forestali considerate fonti rinnovabili di energia e l’Articolo 191(1) del trattato dell’Unione Europea, il quale stipula che la politica ambientale della confederazione di Stati contribuisca a “preservare, proteggere e migliorate la qualità ambientale…in particolare combattendo il cambiamento climatico”.
 

Un possibile scenario

 
L’ammissione delle biomasse come fonte rinnovabile, ritengono, avrà l’effetto di peggiorare il cambiamento climatico, soprattutto perché l’aumento della domanda di legname spingerà i mercati esterni all’UE, compreso quello USA, ad aumentare produzione di legna e composti legnosi finalizzati alla combustione.
 
Se la causa presentata di fronte alla Corte UE portasse ad un effettivo cambio di rotta sulle biomasse, esse non potrebbero più essere conteggiate come strumento per il raggiungimento dell’obiettivo del 32% di energia da rinnovabili e ciò, molto probabilmente, indurrebbe gli SM a chiedere di ridurre notevolmente l’attuale obiettivo.
 
Di certo non è questo l’obiettivo della class action, che vuole piuttosto portare alla luce come la nuova direttiva sia stata adottata nonostante oltre 800 scienziati avessero affermato che, affidarsi così tanto alle biomasse nel futuro, provocherà un aumento di CO2 e stimolerà il riscaldamento globale per decenni o secoli, anche dopo che si saranno superati totalmente carbone, petrolio e gas naturale.

Questo perché gli alberi, a differenza di altre fonti, hanno bisogno di anni per crescere, e saranno necessari decenni per recuperare il debito di carbone provocato dalla loro combustione.
 
Per evitare l’insorgere di problematiche di questo genere, la Commissione Europea, all’interno della Direttiva UE sulle rinnovabili ha previsto dei meccanismi di tutela per far sì che le biomasse consumate all’interno dell’Unione provengano esclusivamente da foreste gestite in modo sostenibile. La direttiva impone inoltre che le biomasse emettano almeno l’80% di CO2 in meno rispetto alle fonti fossili.
 
Il gruppo di soggetti proponenti la causa però sostiene che queste condizioni di sostenibilità siano insufficienti, propongono invece di spostare l’argomento ad un livello superiore, cioè quello internazionale al tavolo delle Nazioni Unite.
 
Si attende quindi un primo parere sull’ammissibilità della questione da parte della Corte Europea di Giustizia, ed eventualmente un commento dal comparto italiano delle biomasse, che negli ultimi anni sta ottenendo dei risultati importanti, sempre tenendo ben presente l’importanza di bilanciare la produzione di nuovi materiali per la combustione legnosa e  le emissioni inquinanti prodotte dall’utilizzo di questi prodotti.
 
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